Quando tutto sembrava già deciso
Il giorno in cui conobbi Roman Volkov stavo solo cercando di tornare a casa senza essere seguita da Derek Morrison. Da settimane ignoravo i suoi messaggi, i suoi inviti insistenti e il modo in cui si metteva davanti a me come se il mio rifiuto fosse un gioco. Quando mi bloccò di nuovo il passaggio dietro la biblioteca, capii che quella volta non sarebbe stato facile liberarmi di lui.
Fu allora che, svoltato l’angolo, andai a sbattere contro un uomo immobile come una parete. I libri mi caddero dalle braccia, ma due mani ferme mi trattennero prima che finissi a terra. Sollevai lo sguardo e vidi un completo nero impeccabile, occhi grigi come ghiaccio e una cicatrice sottile sulla sopracciglia destra. Derek si zittì all’istante.
“Lei ha detto di no.”
La voce di quell’uomo era calma, bassa, eppure bastò a far arretrare Derek senza ulteriori proteste. Lui si presentò come Roman Volkov e, con una gentilezza sorprendente, raccolse i miei libri e me li restituì uno a uno. Non sembrava il tipo di uomo che si incontra per caso e si dimentica facilmente. Io, però, provai comunque a mantenere le distanze.
Una presenza difficile da ignorare
Roman mi disse che mi avrebbe accompagnata a casa, e io gli spiegai che non avevo l’abitudine di fidarmi degli sconosciuti. Lui rispose con un mezzo sorriso quasi impercettibile, come se la mia prudenza gli piacesse.
- Tre giorni dopo, Derek fu trasferito improvvisamente in un’altra città.
- Roman era stato l’unico a cui avevo dato il mio numero.
- La sua voce al telefono era tranquilla, ma lasciava intuire una determinazione assoluta.
Quando gli chiesi cosa avesse fatto, non negò nulla. Disse solo che Derek aveva avuto modo di scegliere l’opzione più prudente. Quella risposta avrebbe dovuto allarmarmi. Invece mi ritrovai a pensare a lui più del dovuto. Roman non parlava come un uomo che chiedeva permesso ogni cinque minuti. Parlava come qualcuno abituato a ottenere attenzione, e forse anche fiducia.
Durante una cena, mi rivelò di dirigere una rete criminale. Avrei dovuto alzarmi e andarmene. Invece rimasi seduta, con il cuore in gola e una strana sensazione di irrealtà. C’era qualcosa in lui che non assomigliava alla paura che ispirava agli altri: con me era cauto, quasi disciplinato.
La confessione che cambiò tutto
Passarono alcune settimane prima che mi trovassi davanti alla mia porta con Roman. Mi chiese se poteva baciarmi. Io tremavo già prima ancora di rispondere, perché sentivo che quel momento avrebbe cambiato ogni cosa. Poi, con la voce bassa e sincera, gli confessai una verità che non avevo mai detto a nessuno.
“Non sono mai stata con nessuno.”
Per un istante temetti di vedere pietà, sorpresa o persino un passo indietro. Invece Roman mi asciugò una lacrima con una delicatezza quasi disarmante e mi rispose soltanto: “Perfetto”. Nessuna domanda imbarazzante, nessun giudizio. Solo una calma inattesa che mi fece abbassare le difese.
Ma proprio quando sembrava che tra noi potesse nascere qualcosa di nuovo, comparve un nome che cambiò l’aria nella stanza: Petrov. Roman si irrigidì all’istante, aprì un cassetto e tirò fuori una busta grigia sigillata. Appoggiò le dita sul bordo, senza staccare gli occhi da me, come se quel foglio contenesse una verità che non poteva più essere rimandata.
In quel momento capii che qualcuno mi stava osservando da settimane, e che la mia vita tranquilla era solo l’inizio di qualcosa di molto più grande. Roman sembrava conoscere già la verità, ma prima di parlarne voleva proteggermi ancora una volta.
In breve, quella sera non cambiò solo il modo in cui vedevo Roman Volkov: cambiò anche il modo in cui vedevo me stessa. E la busta grigia mostrò che il passato era più vicino di quanto avessi immaginato.