— Porta più carne, però, non come l’ultima volta — pretende il fratello, presentandosi a casa nostra senza invito

Una visita non annunciata

Il campanello suonò proprio nel momento in cui Anna riuscì finalmente a sedersi con una tazza di tè dopo una lunga giornata di lavoro. Non guardò nemmeno nello spioncino: da quel suono insistente aveva già capito chi fosse.

— Ciao, sorellina! — Valerij entrò nell’ingresso con la sua solita aria spavalda e una borsa della spesa in mano. — Ho pensato che fosse da tanto che non ci vedevamo. Sono passato a trovarti.

Anna prese la giacca del fratello in automatico, mentre nella testa faceva i conti: era la terza volta in una sola settimana.

— E cos’hai lì? — chiese, indicando la borsa.

— Niente di che. Pane, latte. Ho pensato che, se viene tuo fratello a trovarti, un tavolo si possa anche apparecchiare. È pur sempre una festa in famiglia.

Anna sorrise tra sé. Per lui, “festa in famiglia” significava presentarsi senza avviso e aspettarsi che lei tirasse fuori dal nulla una cena per tre, o per sette, se si aggiungeva anche la moglie Svetlana con i bambini.

— Entra pure — disse, andando verso la cucina. — Nicola arriverà tra una quarantina di minuti.

“A un uomo serve carne”

Valerij si sistemò già al tavolo, osservando quello che Anna aveva preparato. C’erano pomodori e cetrioli tagliati, un pezzo di formaggio, mele e uva.

— E il piatto principale? — domandò con aria pratica.

— Pollo al forno. Ancora venti minuti. Vuoi un tè?

— Sì. E la salsiccia? Oppure un po’ di affettato?

— No, Valer. Quello che c’è è già in tavola.

Lui scosse la testa, contrariato.

— Verdura, frutta… Tutto molto salutare, certo. Però a un uomo la carne serve.

Anna non rispose. Da un mese si era abituata ai suoi commenti sul cibo. Valerij era convinto che una tavola degna dovesse essere piena di carne, salsicce, pesce e insalate abbondanti. I suoi pranzi semplici, invece, non soddisfacevano affatto la sua idea di ospitalità.

Per tenere la conversazione viva, gli chiese della sua ricerca di lavoro. Lui sospirò, raccontando di colloqui, attese e ambienti “tossici”, mentre Anna pensava che in realtà le occasioni serie erano state ben poche. Nel resto del tempo, Valerij sembrava soprattutto molto impegnato a spiegare a tutti come andasse storto il mondo.

“Quando un ospite arriva senza preavviso, spesso pretende molto più di quanto offra.”

La serata si allarga

Alle sette precise rientrò Nicola. Salutò il fratello, si lavò le mani e si sedette a tavola. Anna tirò fuori il pollo: dorato, profumato, con la pelle croccante.

— Ecco, così va meglio! — esclamò Valerij. — Prima solo insalatina e frutta.

— È una cena normale — osservò Nicola con calma. — Non siamo in un ristorante.

— E perché dovrebbe essere peggio che al ristorante? — rise il fratello. — Vi ricordate quando da ragazzi andavamo da mamma? Lei apparecchiava sempre alla grande.

— Mamma cucinava una volta alla settimana, quando venivamo di domenica — replicò Nicola. — E soprattutto, noi sapevamo di essere invitati.

Valerij stava per rispondere quando il campanello suonò di nuovo. Lui sorrise soddisfatto.

— Ecco, sono arrivati i miei.

Svetlana entrò con due bambini: Artem di sette anni e Masha di quattro. Era stanca, ma gentile come sempre.

— Ciao, Anna. Scusa il disturbo. Valera ha detto che stavate facendo una cena in famiglia.

Anna fece un respiro profondo e iniziò a cercare piatti e bicchieri aggiuntivi. Il pollo non sarebbe bastato per tutti, e l’idea di mettersi ai fornelli ancora una volta la pesava già.

  • aggiunse pane e burro;
  • aprì un vasetto di marmellata;
  • versò acqua nei bicchieri;
  • tagliò altro formaggio per i bambini.

I piccoli si sedettero curiosi, mentre Masha allungava già la mano verso l’uva. Svetlana cercò di mantenere l’ordine, ma la tavola si riempì presto di voci, richieste e piccoli disastri.

Anna si muoveva avanti e indietro tra cucina e sala, portando tovaglioli, tè e piatti puliti. Era stanca, ma più di tutto la colpiva una sensazione precisa: nessuno sembrava accorgersi del peso che lei stava portando da sola.

Alla fine della serata, mentre gli ospiti si preparavano ad andare via, Anna capì che il vero problema non era il pollo o la mancanza di carne. Il problema era l’abitudine di considerare la sua casa sempre disponibile, il suo tempo sempre libero e la sua gentilezza qualcosa di scontato.

Una lezione semplice, ma importante: il rispetto in famiglia vale più di qualsiasi tavola imbandita.

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